L’importanza della riabilitazione oncologica dopo la chirurgia mammaria

Seguire un protocollo riabilitativo dopo l’operazione di tumore al seno consente non solo di recuperare il movimento dell’arto e la forza, ma aiuta la paziente a liberarsi delle sue paure.

La sinergia tra chirurgo e fisioterapista aiuta ad affrontare il futuro con più sicurezza.

La donna operata al seno attraversa vari stati emotivi dal momento in cui riceve la notizia fino a quando decide la strada da intraprendere per curarsi. Passa attraverso tanti confronti e pareri di persone che hanno avuto il suo stesso problema o qualcuno della sua famiglia.

Arriva ad un contatto medico per definire chi si occuperà della sua malattia.

Affronta la sua prima visita in uno stato emotivo comprensibilmente difficile, con tanta paura per quello che dovrà affrontare e per le conseguenze sia fisiche che psicologiche che incideranno durante le cure.

E soprattutto si chiede se lo specialista e la struttura sanitaria ai quali si è affidata sia la scelta giusta.

 

Come dice il Prof. Umberto Veronesi, il tumore al seno viene asportato dalla parte interessata ma non più dalla mente. Rimarrà un’ombra che inciderà sullo stile di vita per questa donna che, pur in ottime condizioni di salute, viene a sapere dopo aver fatto una mammografia di avere un tumore a volte non più curabile.

La malattia che cambia completamente la sua vita, coinvolge tutta la sua famiglia, gli amici veri, il lavoro, i progetti futuri…

Tristezza, sconforto, debolezze e paure che solo lei dovrà avere la forza di sconfiggere e affrontare in seguito…

Domande alle quali vorrebbe dare risposte positive attraversano la sua mente ma pensa di non farcela…

E, per chi crede, si apre la speranza attraverso la preghiera della guarigione.

“Perché a me? Come faccio adesso? Come lo dico ai miei figli?”

 

Dopo l’intervento, il seno, che per una donna rappresenta la femminilità e la maternità, viene sostituito da una cicatrice che non andrà più via. Il rientro a casa con il braccio operato che non può muovere e il dolore fisico la mette di fronte a questa nuova realtà che richiede aiuto e forza a tutte le persone che le vogliono bene.

 

Oggi per fortuna la medicina oncologica dispone di persone eccezionali che sono i fisioterapisti, che si occupano della riabilitazione oncologica post tumore al seno, i quali con trattamenti settimanali riescono a ridare vigore e linfa al braccio privo dei linfonodi, restituendo alla quasi normalità le sue funzioni. La figura del terapista della riabilitazione non lavora solo con il fisico, ma anche ascoltando e sostenendo la donna operata in modo tale che si possa liberare di tale peso.

La sua presenza diventa importantissima quando, finito il doloroso percorso delle devastanti cure chemioterapiche, la paziente invece di essere serena per non doverle più affrontare, si sente non più protetta e quel senso di abbandono viene colmato efficacemente sia dal punto di vista psicologico che dagli effettivi benefici che la fisioterapista riesce a trasmettere con i suoi trattamenti.

Quando s’interviene nel seno, possono avvenire dei deficit motori nell’arto superiore che bloccano la mobilità e la sensibilità per qualche tempo, il muscolo pettorale al quale viene inserita la protesi diventa pesante e dolente, la cicatrice può formare cheloidi che, senza un lavoro fisioterapico difficilmente regrediscono.

Nel cavo ascellare, se si effettua lo svuotamento si creano delle aderenze che possono arrivare al braccio, avambraccio e mano, provocando dolore e bloccando la estensione e rotazione dell’arto. A volte le pazienti vengono istruite a seguire esercizi a casa quando c’è tale dolore, ma facendoli da sole in modo errato, peggiorano la situazione.

 

Seguire un protocollo riabilitativo:

  • aumenta la sensibilità
  • crea un drenaggio naturale nelle vie linfatiche
  • aiuta a recuperare il movimento dell’arto e la forza
  • elimina le aderenze cicatriziali
  • diminuisce la visibilità della cicatrice in un tempo minore
  • aiuta la paziente a liberarsi emotivamente delle sue paure

 

Molte volte le pazienti operate non sono contente perché hanno un seno più alto e l’altro più basso: non è colpa del chirurgo ma è senz’altro un deficit posturale che la paziente aveva già. Ebbene, tra le altre cose la collaborazione fra chirurgo estetico e terapista fa sì che si possano correggere difetti posturali che possono favorire la simmetria fra seno sano e quello nel quale si è intervenuto. Correggere la postura, togliere le contratture e rinforzare la muscolatura per supportare meglio le protesi è anche questo un compito del terapista, così come drenare le sacche che si possono formare per lo svuotamento ascellare.

 

La figura del medico vede la paziente appena operata, il terapista la vede due o tre volta la settimana, la segue e, se nota qualche imperfezione, informa il medico in tempo, in caso contrario si possono creare delle conseguenze post operatorie che, ora del controllo seguente, possono ormai essere diventate irreversibili. I chirurghi prendono a cuore le loro pazienti e le affidano ai terapisti per seguirle, dando loro le indicazioni e lavorando in sinergia per un recupero in breve tempo e con un maggiore controllo della situazione fisica, evitando un futuro disagio per la donna e, nella peggiore delle ipotesi, un ulteriore intervento.

Oggigiorno si possono:

  • utilizzare delle tecniche particolari come il drenaggio linfatico abbinato al linfo taping che sollecita il muscolo e le vie linfatiche lavorando ventiquattro ore su ventiquattro favorendo più velocemente la eliminazione di liquidi in eccesso
  • recuperare spazi nel tessuto per l’inserimento di protesi
  • potenziare e sostenere i muscoli che sono stati smossi durante l’intervento
  • facilitare la formazione di fibrosi fra la cute e la protesi mammaria

 

Certamente, il chirurgo deve credere alla fisioterapia così come il terapista deve essere competente e aggiornato per seguire tale compito. La collaborazione fra queste due figure purtroppo ancora non è molto diffusa in Italia e sarebbe importante creare una sinergia fra loro per far finalmente sapere alle pazienti che, dopo un intervento così devastante, si può comunque ritrovare benessere, avere meno dolore, riprendere una funzionalità normale dell’arto, una cicatrice meno visibile e una ripresa fisica ed emotiva che può servire ad affrontare la vita con più sicurezza.

Tutto può avvenire e tutto si può fare, dipende dalla nostra volontà e dalla nostra capacità di renderci utili per tutte quelle donne che meritano di sperare ancora.

 


Stella Maris Glowinski

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