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La riabilitazione perineale post-parto

Le disfunzioni perineali sono causate da una serie di alterazioni che trovano il loro esordio nell’indebolimento delle strutture fasciali e muscolari del pavimento pelvico, che possono verificarsi lungo tutto l’arco biologico della vita della donna, ma che hanno due fattori causali principali: la gravidanza e la menopausa. La gravidanza, ed in particolare il parto, hanno una grossa influenza sull’anatomia e sulla fisiologia delle strutture perineali.

riabilitazione perinealeDurante la gravidanza si verifica una situazione particolarmente sfavorevole per il pavimento pelvico data sia dal peso dell’utero gravidico, ma soprattutto dalla modificazione della postura della donna che tende ad essere iperlordotica, il che porta ad uno spostamento del baricentro con conseguente aumento costante della pressione sulla parte anteriore del perineo.

La fisioterapia mirata alla riabilitazione perineale è fondamentale per prevenire e per rafforzare questo muscolo spesso ignorato ma fondamentale al benessere della neo mamma.

Il parto naturale

Un altro momento particolarmente impegnativo è il parto vaginale che causa una sovradistensione delle strutture muscolari e legamentose del perineo con conseguente possibile lacerazione delle stesse.

Si stima che:

  • il 23% delle donne a 3 mesi dal parto presenta dolore durante i rapporti sessuali;
  • il 10% delle donne riferisce dolore pelvico nel periodo che va dai 3 ai 18 mesi post parto;
  • il 3-10% delle donne riferisce episodi di incontinenza anale, ovvero l’incapacità di trattenere i gas o le feci;
  • il 24% delle donne riscontra problemi urinari (sopratutto incontinenza urinaria da sforzo o durante gli aumenti della pressione addominale, come tosse, starnuti, risata etc.);
  • il 32% delle donne va incontro ad un prolasso uro-genitale di vario grado, ovvero la discesa verso il basso degli organi pelvici quali vescica, utero, vagina, retto ed anse intestinali.

Sono stati individuati numerosi fattori di rischio per danno perineale da parto fra i quali troviamo:

  • aver avuto più di una gravidanza;
  • il parto operativo mediante l’applicazione del forcipe o della ventosa;
  • la rotazione sacrale dell’occipite del feto;
  • un periodo espulsivo particolarmente lungo;
  • l’analgesia epidurale;
  • la presenza di lacerazioni perineali di III° grado;
  • un bimbo troppo grande (macrosomia fetale);
  • l’episiotomia mediana.

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Il parto cesareo

È importante ricordare che il pavimento pelvico è completamente collegato ai muscoli addominali, al diaframma e alla postura. Un taglio cesareo coinvolge tutte e tre le strutture.

C’è poi la cicatrice, che ha bisogno di tempo, molte donne la trascurano, si pensa che debba guarire da sola.

Tutte le donne dovrebbero prendersi cura della propria cicatrice per evitare aderenze o tensione dei tessuti, oltre che, da un punto di vista neurologico ed emotivo, rientrare in contatto con una parte di sé che è stata lesa.

Sembra che la parete addominale esca indenne da un taglio cesareo, ma nessun muscolo ama essere attraversato da una cicatrice.

È necessario recuperare quanto prima la funzione addominale in particolare i muscoli profondi che hanno il compito di sostenere e contenere.

Stella Maris Glowinski

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