Guaina elasto-compressiva e taping linfatico dopo riabilitazione dell’arto superiore

01-07-2015 – scritto da Carla Puletti e Stella Maris Glowinski

I benefici della compressione elastica sulla circolazione linfatica in caso di linfedema degli arti superiori.

Importante la compressione giusta per il tipo di edema che presenta l’arto.

Un trattamento fisico combinato per il linfedema all’arto superiore consente, nell’arco di due settimane circa, di raggiungere l’obiettivo della prescrizione del manicotto elastico o guaina contenitiva per il mantenimento dei risultati ottenuti.

Se si è di fronte a gravi fenomeni fibrosclerotici soprafasciali, che in alcuni casi si instaurano in determinate regioni dell’arto a seguito di linfangiti ricorrenti, con presenza di una o più pieghe cutanee e sottocutanee e non è più possibile indossare l’indumento, è consigliabile ricorrere all’aiuto della chirurgia plastica riduttiva che spesso rifornisce il completamento del trattamento con piena ripresa della funzione dell’arto e dell’uso del bracciale.

La guaina elasto-compressiva è un presidio terapeutico che ha la funzione di controllare e “rallentare” l’evoluzione del linfedema, aumentando la pressione degli strati tissutali superficiali e profondi favorendo il ritorno veno-linfatico. Un buon tutore elastico, orientativamente, presenta una compressione massima al polso, intermedia al gomito e minima o nulla alla radice del braccio. Questa azione “statica” viene vista nella dinamica dell’arto: durante i movimenti quotidiani del braccio si ha una contrazione e decontrazione delle masse muscolari, questa variazione di volume si ripercuote sul manicotto che dall’esterno esercita la sua pressione costante favorendo la circolazione linfatica per tutto il tempo che viene portato dal paziente.

Perciò, grazie alla caratteristica di elevata estensibilità della guaina, la stessa comprime, lavora e funzionerà meglio sul circolo veno-linfatico, quando il paziente muove l’arto, mentre vengono meno tollerati con l’arto immobile (viene sconsigliato indossarlo di notte o quando si riposa), in virtù della sua elevata compressione di riposo.

Inoltre, ricordiamo che la compressione elastica sulla circolazione linfatica si rivolge prevalentemente ai primi strati cutanei-sottocutanei (sede dell’80% circa della rete linfatica, che è principalmente soprafasciale).

Importante ricordare che il manicotto elastico ha anche un importante ruolo protettivo sulla cute dell’arto edematoso, spesso distrofica e a rischio di infezioni quali l’erisipela e la linfangite.

 

Il manicotto viene prescritto dal medico o dal fisioterapista una volta ottenuto la riduzione in centimetri dell’arto con l’esecuzione del DLM, bendaggio multicomponente, linfotaping e pressoterapia sequenziale. Può essere modello “standard”, quando l’arto non presenta un linfedema troppo rilevante, oppure “su misura” per l’arto con dimensioni giganti, importante la compressione giusta per il tipo di edema che presenta l’arto. Di prendere le misure dell’arto per segnare il manicotto modello “standard”, si occuperà direttamente il medico o il fisioterapista, altrimenti sarà premura del personale qualificato presente nella sanitaria.

Per la prescrizione del manicotto “su misura” è fondamentale calcolare con precisione tutti i punti di repere, e con un centimetro prendere la circonferenza dell’arto. Se per caso si fa un errore di misurazione si rischia di creare una compressione maggiore o nessuna compressione in quella zona. Inoltre una compressione troppo forte del manicotto all’altezza del polso potrebbe comportare un gonfiore sul dorso della mano e talvolta anche sul palmo della mano, con il rischio di far cronicizzare l’edema se non viene drenato. Non solo, se si esercitata una pressione sbagliata sulle vie linfatiche interrotte, si possono creare ulteriore danni in quanto il manicotto diventa un laccio emostatico e il carico linfatico, (proteine, essudati, tossine, cellule morte, ecc.) rimane bloccato nell’arto; inoltre, si potrebbe verificare una compressione del nervo mediano causando ipoestesia delle dita della mano e scarsa sensibilità.

Il manicotto può essere sostenuto alla radice dell’arto da un supporto di silicone oppure da una morbida spallina che abbraccia l’articolazione scapolo omerale proseguendo poi con una fettuccia elastica che passa sotto il seno controlaterale. Quest’ultimo è sicuramente poco estetico e pratico, ma molto importante per le pazienti con linfoadenectomia e con linfedemi organizzati e fibrosi.

 

Per l’applicazione del manicotto esistono delle regole pratiche che dovrebbero essere rispettate:

  • deve essere indossato agevolmente
  • dovrebbero contenere cotone frammisto alle fibre elastiche per consentire la traspirazione cutanea, specialmente nel periodo estivo
  • nell’indossare l’indumento vanno preventivamente tolti eventuali anelli e braccialetti che potrebbero sfilare alcune maglie del bracciale stesso
  • deve adattarsi bene alle dimensioni dell’arto
  • il bracciale dovrebbe essere cambiato quotidianamente, specialmente d’estate, per motivi igienici
  • andrebbe lavato a mano ed asciugato al sole o all’aria
  • nel rilevare le misure occorre avere molta attenzione, specialmente nei prodotti “su misura”, perché il bracciale ha un costo che molto spesso è a totale carico del paziente
  • il bracciale può essere indossato anche a scopo preventivo, negli stadi preclinici, soprattutto in previsione di lunghi viaggi in auto, in aereo, o in previsione di sforzi muscolari

 

img-20161107-wa0009

 

Insieme al manicotto, se necessario, si può applicare un taping linfatico per favorire ulteriormente l’eliminazione dei liquidi. Il taping ha un’azione biomeccanica, applicato sulla cute senza compressione, crea un movimento ad onde stimolando e alzando la cute stessa favorendo il drenaggio della linfa verso le anastomosi linfatiche della regione ascellare controlaterale.

Il manicotto elastico a volte può risultare per il paziente una problematica psicologica, sociale ed economica, motivi per i quali molto spesso la contenzione elastica viene mal tollerata oppure usata saltuariamente o abbandonata (“si vede”, “è brutta”, “è troppo costosa”, “mi fa caldo”, “è difficile da mettere e togliere” ecc.). Il compito del fisioterapista è cercare di spiegare in modo chiaro il vantaggio di questo supporto e quali siano le conseguenze della mancata adesione alla proposta terapeutica: l’edema si può ripresentare, essendo l’affezione del paziente di carattere cronico. Sarà poi il paziente a decidere se seguire l’indicazione oppure no, ma quando ritornerà dal terapista per fare un ciclo di drenaggio linfatico e il risultato ottenuto non è quello desiderato, il terapista stesso farà notare alla paziente che, non portando il manicotto, non ha avuto il massimo dalla terapia.

Per ottenere una buona riuscita nel trattamento del linfedema, il drenaggio linfatico, il bendaggio, il linfo taping ed il manicotto come mantenimento, devono essere tutti un complemento che messi assieme danno il risultato migliore per la paziente.

 

Mft. Stella Maris Glowinski; Ft. Carla Puletti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *